Intervista a Simone Forlani di Dire… Fare… Quiltare…

Cari makers, oggi vi presento Simone, un insegnante e un artista.
Ha cominciato da piccolo giocando con i ritagli di tessuto della sartoria del nonno e da grande ha aperto un negozio on line di accessori per il patchwork, Dire Fare Quiltare. Ora si dedica totalmente all’ insegnamento, rifiutandosi però di calcare i canali tradizionali e precostituiti, cercando di rendere i suoi allievi autonomi fin dal corso base.

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Simone raccontaci cosa ti ha portato al mondo del patchwork, come è nata la tua passione?
La colpa è del mio socio Emanuele. Otto anni fa decise di partecipare ad un corso base in un negozio e io decisi di accompagnarlo: esperienza quasi completamente negativa! Insegnante incompetente e con zero voglia di stimolare gli allievi. Così, dopo qualche lezione, una volta apprese approssimativamente le nozioni base, decisi di voler essere autonomo. Internet, libri, riviste… Sono state un buon inizio. Da autodidatta ho imparato a muovermi in questo mondo fatto di tessuti e colori, ma non mi bastava! Così ho iniziato a realizzare lavori seguendo il mio istinto. Trovo ispirazione osservando e studiando i lavori che arrivano dagli States. E così è nata la mia passione. La voglia di imparare, di crescere, di scoprire sempre nuove tecniche. C’è sempre da imparare da altri quilters e soprattutto dalle allieve che frequentano i miei corsi. Insegnare non deve essere un peso, deve essere un piacere e ogni insegnante deve approcciarsi con umiltà. Trasmettere delle nozioni ti permette di capire i tuoi limiti. Chi decide di insegnare non deve tenere “pseudo-segreti” chiusi in un cassetto, ma deve mettere a disposizione tutte le sue risorse. Il risultato? Vedere le mie allieve che, dopo un corso base, sanno lavorare in perfetta autonomia! Per farti un esempio culinario…. Che senso ha insegnare ad assemblare una lasagna se non dai la ricetta del ragù e della pasta?

Quanto pensi sia importante avere fin da piccoli un approccio alla manualità?
E’ importantissimo! Ho avuto la grande fortuna di avere i nonni durante la mia infanzia. Passavo giornate intere nella sartoria di mio nonno Emilio. Lo osservavo tagliare, cucire. Ogni punto era una parte di sè. Lavorava senza tregua e sempre con il sorriso! Non mi hanno mai soffocato con frasi come  “stai lontano” “lascia stare”, anzi! Avevo a disposizione ferri da stiro (in ghisa a scaldare sulla stufa! Non le piume che ci sono ora!) aghi, forbici…. Mia nonna Mariuccia non mi hai mai allontanato dai fornelli…. Ti facevi male? Ti prendevi pure la sgridata! Quindi manualità e autonomia… Cose che al giorno d’oggi mancano. Ormai si ha paura di tutto. Invece nonostante tutto sono sopravvissuto!

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Tre parole che descrivono il tuo lavoro, e tre parole per descrivere te stesso.

Il mio lavoro sicuramente è moderno, curato e ricercato. Descrivere me stesso…. Mi volete rovinare! Vediamo…. Sicuramente sono curioso, lunatico e sensibile (forse troppo!)

Quest’anno hai cominciato a creare dei tutorial dedicati ai mug rug, forse ispirandoti al filone americano. Come sta andando questa esperienza; sta piacendo alle quilters italiane? Ti andrebbe di sceglierne uno e fare un mini tutorial per i nostri amici makers?
Come vi dicevo prima, traggo molta ispirazione dai lavori delle quilters americane. Sono anni luce avanti rispetto all’Italia. Da noi manca quella marcia in più. I mug rug sono piaciuti molto! E anche il progetto del Blocco del Mese ha riscosso un buon successo. Nei miei progetti non mi limito solo a dire “taglia questo” e “cuci questo”. Le mie schede e i miei progetti sono mirati a trasmettere piccoli insegnamenti che posso tornare utili in qualsiasi progetto. Un mini tutorial per gli amici makers? E chi ti dice che non sia già in programma?

Hai qualche piccola mania, ossessione o qualche piccola abitudine interessante da raccontarci?
Ho tante manie, ossessioni e abitudini strambe! Ho una mania per la cucina. Non riesco a non sperimentare anche li. Mi piace cucinare per gli altri più che per me stesso. Mi piace studiare un menù, pensare agli abbinamenti di gusti e anche di colori! Ossessione…. Ovviamente i gatti! Come sai ne ho due. Salem, la mia ombra (letteralmente anche perché è grigio!) da nove anni, e la piccola Tabata. Lei è l’ultima arrivata, nata il 1° aprile. Una curiosa coccolona nonché cavalcatrice a tradimento di Salem. Prima di lei c’era Morgana, la principessa. Autonoma di giorno, ma addosso a me tutta la notte. Purtroppo il suo percorso con me è stato breve,ma è sempre dentro di me (e tatuata sul mio braccio!). E’ grazie a lei se ho vinto il concorso organizzato da Luke Haynes. Mi ha ispirato ed ho realizzato un piccolo pittorico partendo da una sua foto. Per me è stato un modo per ringraziarla per tutto quello che mi ha offerto in questi anni. Ho voluto donarle l’immortalità.

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Grazie mille

Makeit Land sul campo: intervista a Rita Bellati di Faccio e Disfo

Cari makers! Solo oggi siamo finalmente riuscite, Giulia ed io, a sederci ad un tavolo nella ridente Roma e riprendere finalmente le redini del nostro mondo creativo. In questo mese siamo state sottoposte a incredibili stimoli e siamo cariche al massimo per tutto quello che verrà.

Ma questo lo racconteremo meglio fra qualche giorno.

Oggi pubblichiamo l’intervista ad una artista e una mamma di grande talento. Lei è Rita Bellati di Faccio e Disfo, famosa in rete per le sue My#selfie originali e costumizzate in base alle richieste.

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Qui a Makeit Land non vediamo l’ora di farcele fare, io personalmente ne vorrei una bon ton anni ’50 e forse anche una ispirata a Maria Callas, ma non so… me ne vengono in mente almeno altre tre.

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Facciamo così, per ora godetevi l’intervista!

Tre parole che descrivono il tuo lavoro, e tre parole per descrivere te stessa.

Il mio lavoro: colorato, caotico, frenetico    Io: nevrotica, compulsiva, esploratrice.

Raccontaci come hai iniziato.

Ho iniziato facendo delle scarpine per la mia bimba quando ancora era in pancia… quando è nata non gliene andava bene neanche una! Ora sono le scarpine delle sue bambole.

Qual è stata la soddisfazione più grande che hai avuto in Faccio e Disfo?

Posso dirne tre? Prima di tutto mettere in moto la creatività e la manualità delle persone. Usare le nostre mani è davvero gratificante, spero con il tempo di incoraggiare sempre più persone a mettersi in gioco. Lo dico sempre: la creatività si educa, ognuno deve solo trovare la sua strada.

La seconda soddisfazione è vedere che quello che faccio piace ai creativi che io per prima ammiro, e da ultima (ma come si dice non meno importante) le relazioni che nascono online e crescono offline. Attraverso Faccio e Disfo posso dire di aver trovato carissime amiche di cui non posso più fare a meno.

Ho letto che da piccola avevi già la passione per i materiali che ti ha trasmesso tuo papà. Quanto pensi sia importante avere fin da piccoli un approccio alla manualità?

Io non so quanto sia importante avere un approccio alla manualità fin da piccoli, so solo che io non smetterò di ringraziare i miei genitori per avermi educato a fare il possibile perché la vita non sia lamentela per quello che non si ha, ma gratitudine per quello che c’è e che si può fare con le proprie mani. Più che la passione per i materiali sono sempre stata profondamente curiosa. Mio papà mi ha sempre chiamata “fugnin” che in dialetto milanese vuol dire ficcanaso. Ho sempre frugato nei suoi cassetti pieni di oggetti interessanti e di piccoli marchingegni (ricordo perfettamente quello in cui custodiva dei minerali bellissimi!), l’ho sempre osservato con ammirazione mentre trafficava nel box con trapano e seghetto o mentre si inventava l’ennesima strategia per creare spazio nel nostro appartamento di 75 metri quadri affollato da 7 persone di varia statura. Ricordo ancora con affetto i pomeriggi in cui mia mamma, per sedare liti fraterne, ci metteva a dividere i bottoni per dimensione e colore. Quanta creatività ci vuole per tirare su 5 figli felici e uniti e non smettere di volersi bene?

Nel blog dici di essere rinata con la nascita della tua bimba? Raccontaci.

Sono rimasta incinta di Leti poco dopo il matrimonio, ma ho avuto un distacco della placenta che mi ha costretta a letto per un mese circa. Il contratto di lavoro era in scadenza e per quanto la maternità anticipata fosse certamente una manna dal cielo, ho iniziato ad avere moltissimo tempo libero da passare in modo “statico”. Ringrazio i libri di mia mamma e la connessione internet perché è da lì che mi sono infilata nel meraviglioso mondo dei blog americani: c’era gente che creava oggetti bellissimi, piccoli angoli di paradiso, stupendi giochi con materiali di riciclo… e lo raccontava su questi “siti web” (ancora la parola blog era un po’ fumosa). Così ho iniziato a studiarmi tutorial, a raccogliere link su un file word (perché santo Pinterest ancora non esisteva) e quando mi sono rimessa in piedi mi sono buttata, ho comprato la mia prima pistola di colla a caldo e ho fatto amicizia con il feltro. Da lì in poi è stato tutto una scoperta, del mondo e di me stessa, ho capito cosa mi piaceva e cosa no, cosa sapevo fare e cosa mi riusciva malissimo, ho capito che il mio temperamento acido e poco paziente con i miei figli poteva essere “domato” grazie alla mia creatività. Leti è stata la mia chiave d’accesso per conoscere di più me stessa e per volermi più bene.

Tutte noi adoriamo le tue My#selfie. Come ti è venuta l’idea?

L’idea di creare personaggi con le mollette svedesi non è assolutamente mia. Ci sono moltissimi blog americani che usano queste clothespin per fare attività manuali con i bambini. Io circa un anno fa ho provato a divertirmi facendole diventare “persone” e me ne sono innamorata. Quello che però rende le My#selfie uniche (e per ora posso dire di non aver ancora visto nulla di simile sul web) è il fatto che siano interamente personalizzate su richiesta dell’acquirente. L’idea della customizzazione è nata perché volevo fare un regalo speciale a due web-amiche (appunto). Sapevo che avevano apprezzato il mio primo tentativo ma volevo fare qualcosa che fosse proprio per loro. Così è nata la primissima My#selfie-custom (che è al collo di Valentina aka Riciclattoli) e la primissima My#selfie-Piccolo Principe (al collo di Silvia aka Mammabook). Il loro successo è stato inaspettato e così ho iniziato a lavorare su richiesta e le richieste continuano. Ho riflettuto su questo “successo” e nel mio piccolo, ho capito che quello che continua ad accomunarci è il profondo desiderio di dire “Io, sono io, irriducibilmente io!”. Ora ho qualche ambizioso progetto per il futuro, ma per ora è solo una bozza a matita su un’agenda vecchia.

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Ultimamente si fa molta più attenzione al recupero e ai materiali eco sostenibili e c’è molta più cura per gli oggetti di valore. Senti anche tu che qualcosa sta cambiando nella mentalità delle persone ?

Secondo me c’è molta attenzione a non sprecare ciò che si ha o che inevitabilmente entra in casa nostra sotto forma di contenitore, sacchetto, scatola, cartone… e io trovo che questa tendenza sia profondamente stimolante dal punto di vista della creatività. Quello che sinceramente non sopporto molto è “il riciclo tanto per riciclare” perché spesso ci si rimette dal punto di vista della bellezza. La bellezza dev’essere irrinunciabile ed è quello che sta alla base dell’upcycling, ovvero il riuso di un materiale o di un oggetto restituendogli nuova vita, e la vita vera non è mai brutta. Secondo me abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista.

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Hai modo ogni tanto di confrontarti anche con qualche collega blogger che come te ha creato un piccolo universo creativo? Se sì è nata mai qualche collaborazione ?

Sono felice di dire che ci sono legami che nel tempo si stanno consolidando, ci sono blog a cui sono affezionata e con cui si lavora molto anche dietro le quinte, si chiedono consigli, si condividono progetti, si creano piccole iniziative. Trovo che la condivisione sia estremamente stimolante, è nuova linfa creativa.

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Qualche volta organizzi dei piccoli workshop?

Al momento ho una vita talmente incasinata tra asili, pappe, lavoro, shop e blog che non sono ancora riuscita a combinare nulla, ma mi piacerebbe moltissimo mettermi alla prova perché misurarsi con la manualità degli altri è profondamente istruttivo.

Hai qualche piccola mania, ossessione o qualche piccola abitudine interessante da raccontarci?

Non credo di avere le forze per ossessioni e manie , la mia creatività compulsiva si prende tutto lo spazio libero della mia bellissima vita.

Grazie mille

Grazie a voi!! Io sono una vostra accanita fan!

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Primo Workshop di Makeit Land

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Amici makers, buongiorno! Ecco a voi la photostory del primo evento firmato Makeit Land, che ha dato finalmente il via al grande “sogno”! Lunedì 12 maggio nella splendida cornice di Presso la moderna location per eventi di via Paolo Sarpi, ha preso vita la nostra piattaforma. Un evento unico che ha voluto dare prova della sua capacità di creare emozioni oltre che prodotti “belli” e particolari, basandosi sui principii fondamentali che ci hanno portato a realizzare il nuovo portale creativo, ovvero la semplicità, la facilità e l’allegria.

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Tutto sotto la preziosa guida di Anna Maria Turchi, insegnante di patchwork e responsabile di Ago Mago Eventi, che grazie al suo carisma e alla sua impareggiabile esperienza ha dato vita al primo workshop di cucito di Makeit Land. Dieci allieve, molta passione e tanta emozione hanno fatto da contorno alla preziosa lezione di Anna Maria, la quale ha saputo, con la sua innata gentilezza e predisposizione, dispensare importanti consigli che hanno permesso a tutti i presenti di migliorarsi e accrescere la loro grande passione.

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Una giornata fantastica, ricca di creatività e ingegno, dove la passione per le stoffe e i materiali pregiati hanno creato un’atmosfera magica, arricchita dal prezioso contributo di Bernina, che per l’occasione ha fornito le macchine da cucire, e da Aurifil, con i suoi bellissimi filati.

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Quando Giulia ed io abbiamo deciso di organizzare il nostro primo workshop avevamo davvero pochissimo tempo, ma la nostra forza di volontà  ha fatto si che si riuscisse a creare un evento importante, capace di dare il via ad un progetto unico nel migliore dei modi, enfatizzato dal video promo che abbiamo realizzato, ma soprattutto, sottolineato dalla passione che questa nuova e preziosa “idea” è riuscita a creare attorno al nuovo mondo Makeit Land.

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Ecco  il nostro video promo, di cui siamo super orgogliose:

A tutti un grande abbraccio e a presto con tante novità!

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Foto di Elena Flaccadori e youchef.tv

Video di Filippo Palmesi per Road Promotion Srl

In attesa della festa della mamma

Oggi vi propongo un semplice tutorial per realizzare una piccola borsina da usare come porta monete. Fa parte di un kit che ho trovato qualche giorno fa su una delle mie riviste preferite Mollie MAKES http://www.molliemakes.com/, che ad ogni uscita regala un piccolo kit (la trovo un’idea favolosa a livello di marketing perchè vale la pena comprarla solo per questi regalini ).

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Materiali:

– Un rettangolo di stoffa 32 x 11 cm circa (da dividere in due rettangoli 16 x 11)

– Una cerniera blu scuro di 9 cm

– Una nastrino (o ric rac) di 27 cm

– Ago e filo

– Macchina da cucire

Procedimento:

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Tagliare in due il rettagolo grande e stirare

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Disegnare la sagoma della borsina su entrambi i rettangoli e tagliare (n.b le forbici che usate per tagliare la carta non devono essere le stesse che usate per la stoffa, rovinerete inutilmente la lama. Abbiate cura di averne una per ogni ambito)

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Piegate il bordino superiore della sagoma, spillate la cerniera e cucite col piedino per cerniere (io uso una Bernina, piedino n.4) su entrambi i lati della borsina. Posizionate rovescio contro rovescio i due lati e cucite attorno al perimetro a 0.5 dal bordo, inserendo tra i due pezzi di stoffa il nastrino.

Rivoltate e…voilà!

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Elisa

Coniglietto di Pasqua

Buongiorno a tutti!

Oggi ho pensato di proporvi un piccolo lavoretto (come li chiamavano una volta), da fare con i vostri bimbi per divertirvi insieme a casa in questi giorni di festa. Credo che il tempo non sia bellissimo in molte parti d’Italia, il che è perfetto per scaternarsi con la manualità. Quello che vi propongo è appunto un porta “bon bon”, che penso sarebbe graziosissimo anche come bomboniera per un battesimo.

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Materiale occorrente:

mascherina del coniglietto da stampare o copiare a occhio su un foglio di carta

2 rettangoli di stoffa colorata a piacere 13×18 cm

ago e filo

macchina da cucire (opzionale)

nastrino o cordino

forbici

Esecuzione

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Ritagliare la sagoma della mascherina lasciando 0,5 cm per il margine di cucitura e riportarla sul rovescio della stoffa. Qui vi mostro come ho sovrapposto i due rettangoli di stoffa. Fate attenzione che siano ROVESCIO contro ROVESCIO, dopo capirete perchè.

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Adesso cucite una filza ( che significa diritto, trattino dopo trattino ) all’interno della sagoma a mezzo centimetro dal vostro precedente disegno per tutto il perimetro del coniglietto tranne nella parte tra le due orecchie perchè ci servirà per rivoltare la stoffa e per inserire le caramelle. Se cucite a mano fate punti molto vicini.

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Adesso ritagliate lungo la linea della sagoma avendo cura di eliminare anche i due triangolini alla base e facendo un taglietto di 45° ai lati del tratto che non avete cucito.

Questo vi faciliterà nel passaggio successivo.

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Stirate

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Rivoltate sul diritto la stoffa con molta cura attraverso lo spazio rimasto aperto

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(Opzionale) Se avete la macchina da cicire potere ribattere il profilo del coniglietto.

Una volta inserite le caramelle o una sorpresa date due punti nascosti ai due margini rimasti liberi e chiudete cn un nastrino o cordino.

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Il coniglietto è pronto!

Spero di essere stata abbastanza chiara. Se avete dubbi lasciatemi un messaggio.

Buon lavoro!

Elisa