TUTORIAL: Astuccio Portapenne

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Buondì!

Oggi è il grande giorno, ricomincia la scuola!

Quindi che si fa? Ma un nuovo tutorial per un bellissimo astuccio handmade!

L’idea mi è venuta perchè volevo fare una sorpresa alla mia sorellina che va ancora alle elementari (e che ama tantissimo il rosa) percui ho deciso di regalarle un astuccio patchwork pieno di penne, matite e pennarelli tutti rosa!

E mentre ero lì che cucivo ho pensato fosse un’ idea carina approfittare della mia idea per fare un tutorial.

Spero possa essere utile anche a te!

E’ un tutorial di media difficoltà, non scoraggiarti se ti sembra troppo complicato. Se sei alle prime armi basterà impratichirsi ancora un po’ (ma fammelo sapere nei commenti se hai bisogno di qualche consiglio in più).

 

OCCORRENTE:

2 Tessuti di cotone con colori in contrasto (meglio se americani)

Tessuto plastificato impermeabile per la fodera

Cerniera (32 cm)

Imbottitura bassa

Macchina da cucire

Ferro da stiro

Forbici

Cutter + Plancia + Squadra= Accessori base per il patchwork

PROCEDIMENTO:

Scegliere due stoffe in contrasto

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Tagliare tante strisce larghe 4 cm x almeno 70 cm di lunghezza

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Cucire insieme le strisce alternando i colori e tagliare il rettangolo ottenuto in senso trasversale per ottenere un nuovo rettangolo con le strisce a 45°

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Creare il sandwich composto da 3 strati: top (il rettangolo a strisce), imbottitura e retro (una stoffa plastificata per la fodera): misure 32 x 40 cm compresivi dei margini cucitura

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A questo punto preparare il sandwich per il trapunto, io uso delle mollettine della Clover.

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Trapuntare a macchina o mano con un filo in contrasto o tono su tono (a seconda del proprio gusto)

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Io amo Aurifil e questa volta ho usato il cotone makò 50 rosa cangiante num. 3660 ( se vuoi vedere come usare i filati makò vai sul canale you tube di Makeit Land)

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Imbastire la cerniera, io ho usato degli spilli da patchwork

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Cucire un lato per volta della cerniera

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Imbastire o fermare con gli spilli il secondo lato della cerniera

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Rivoltare posizionando la cerniera al centro del manicotto così ottenuto

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Tagliare le eccedenze di tessuto dei margini di cucitura del sandwich sotto la cerniera, i cui margini una volta cuciti resteranno perfettamente puliti

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Fermare i lati della cerniera con un punto decorativo

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Così facendo l’interno dell’astuccio sarà bello quasi quanto l’esterno

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Usando un pezzo di stoffa avanzata per il top, creare un occhiello

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Inserire l’occhiello su un lato dell’astuccio (a scelta anche sull’altro lato)

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Una volta cuciti i lati, nascondere i margini di cucitura con altra stoffa avanzata dal top.

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Rivoltare.  L’astuccio potrebbe essere finito anche così ma io ho voluto fare ancora un passaggio
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Rivoltare sul rovescio l’astuccio e segnare su ogni angolo una riga perpendicolare alla cucitura a 2 cm dal vertice. Cucire sulla linea.
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Rivoltare e TA DAAA, l’astuccio è pronto!

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Come ti è sembrato questo tutorial? E’ stato abbastanza chiaro? C’è qualche passaggio che vorresti approfondissi meglio?

Fammelo sapere nei commenti!

P.s Consiglio in più: se nell’acqua dello spruzzino per stirare metti qualche goccia della tua essenza preferita, il tuo astuccio sarà anche profumato!

elisa

 

 

Intervista a Simone Forlani di Dire… Fare… Quiltare…

Cari makers, oggi vi presento Simone, un insegnante e un artista.
Ha cominciato da piccolo giocando con i ritagli di tessuto della sartoria del nonno e da grande ha aperto un negozio on line di accessori per il patchwork, Dire Fare Quiltare. Ora si dedica totalmente all’ insegnamento, rifiutandosi però di calcare i canali tradizionali e precostituiti, cercando di rendere i suoi allievi autonomi fin dal corso base.

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Simone raccontaci cosa ti ha portato al mondo del patchwork, come è nata la tua passione?
La colpa è del mio socio Emanuele. Otto anni fa decise di partecipare ad un corso base in un negozio e io decisi di accompagnarlo: esperienza quasi completamente negativa! Insegnante incompetente e con zero voglia di stimolare gli allievi. Così, dopo qualche lezione, una volta apprese approssimativamente le nozioni base, decisi di voler essere autonomo. Internet, libri, riviste… Sono state un buon inizio. Da autodidatta ho imparato a muovermi in questo mondo fatto di tessuti e colori, ma non mi bastava! Così ho iniziato a realizzare lavori seguendo il mio istinto. Trovo ispirazione osservando e studiando i lavori che arrivano dagli States. E così è nata la mia passione. La voglia di imparare, di crescere, di scoprire sempre nuove tecniche. C’è sempre da imparare da altri quilters e soprattutto dalle allieve che frequentano i miei corsi. Insegnare non deve essere un peso, deve essere un piacere e ogni insegnante deve approcciarsi con umiltà. Trasmettere delle nozioni ti permette di capire i tuoi limiti. Chi decide di insegnare non deve tenere “pseudo-segreti” chiusi in un cassetto, ma deve mettere a disposizione tutte le sue risorse. Il risultato? Vedere le mie allieve che, dopo un corso base, sanno lavorare in perfetta autonomia! Per farti un esempio culinario…. Che senso ha insegnare ad assemblare una lasagna se non dai la ricetta del ragù e della pasta?

Quanto pensi sia importante avere fin da piccoli un approccio alla manualità?
E’ importantissimo! Ho avuto la grande fortuna di avere i nonni durante la mia infanzia. Passavo giornate intere nella sartoria di mio nonno Emilio. Lo osservavo tagliare, cucire. Ogni punto era una parte di sè. Lavorava senza tregua e sempre con il sorriso! Non mi hanno mai soffocato con frasi come  “stai lontano” “lascia stare”, anzi! Avevo a disposizione ferri da stiro (in ghisa a scaldare sulla stufa! Non le piume che ci sono ora!) aghi, forbici…. Mia nonna Mariuccia non mi hai mai allontanato dai fornelli…. Ti facevi male? Ti prendevi pure la sgridata! Quindi manualità e autonomia… Cose che al giorno d’oggi mancano. Ormai si ha paura di tutto. Invece nonostante tutto sono sopravvissuto!

simone bimbo

simone nonni

Tre parole che descrivono il tuo lavoro, e tre parole per descrivere te stesso.

Il mio lavoro sicuramente è moderno, curato e ricercato. Descrivere me stesso…. Mi volete rovinare! Vediamo…. Sicuramente sono curioso, lunatico e sensibile (forse troppo!)

Quest’anno hai cominciato a creare dei tutorial dedicati ai mug rug, forse ispirandoti al filone americano. Come sta andando questa esperienza; sta piacendo alle quilters italiane? Ti andrebbe di sceglierne uno e fare un mini tutorial per i nostri amici makers?
Come vi dicevo prima, traggo molta ispirazione dai lavori delle quilters americane. Sono anni luce avanti rispetto all’Italia. Da noi manca quella marcia in più. I mug rug sono piaciuti molto! E anche il progetto del Blocco del Mese ha riscosso un buon successo. Nei miei progetti non mi limito solo a dire “taglia questo” e “cuci questo”. Le mie schede e i miei progetti sono mirati a trasmettere piccoli insegnamenti che posso tornare utili in qualsiasi progetto. Un mini tutorial per gli amici makers? E chi ti dice che non sia già in programma?

Hai qualche piccola mania, ossessione o qualche piccola abitudine interessante da raccontarci?
Ho tante manie, ossessioni e abitudini strambe! Ho una mania per la cucina. Non riesco a non sperimentare anche li. Mi piace cucinare per gli altri più che per me stesso. Mi piace studiare un menù, pensare agli abbinamenti di gusti e anche di colori! Ossessione…. Ovviamente i gatti! Come sai ne ho due. Salem, la mia ombra (letteralmente anche perché è grigio!) da nove anni, e la piccola Tabata. Lei è l’ultima arrivata, nata il 1° aprile. Una curiosa coccolona nonché cavalcatrice a tradimento di Salem. Prima di lei c’era Morgana, la principessa. Autonoma di giorno, ma addosso a me tutta la notte. Purtroppo il suo percorso con me è stato breve,ma è sempre dentro di me (e tatuata sul mio braccio!). E’ grazie a lei se ho vinto il concorso organizzato da Luke Haynes. Mi ha ispirato ed ho realizzato un piccolo pittorico partendo da una sua foto. Per me è stato un modo per ringraziarla per tutto quello che mi ha offerto in questi anni. Ho voluto donarle l’immortalità.

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Grazie mille

Cos’è il patchwork?

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Ciao a tutti!
Oggi comincio con una breve presentazione di questo illustre sconosciuto (per molti di voi).
Vorrei dare qualche delucidazione che non vuole però essere propriamente da manuale.
Quando mi chiedono che cos’è il patchwork io rispondo che è l’arte di assemblare pezzi di stoffa di qualsiasi genere per creare coperte, arazzi, borse e quant’altro. Il termine quilting invece si riferisce di più al lavoro finito e indica un oggetto trapuntato realizzato in tre stati: top, imbottitura e retro.
É molto riduttiva come spiegazione, ma all’inizio rende molto bene l’idea.
Tutti noi, soprattutto nei film americani, abbiamo almeno una volta visto uno di questi magnifici esemplari. Il film “Gli Anni dei Ricordi” (How to make an American quilt) con Winona Rider per esempio, ruota tutto intorno al lavoro di un gruppo di donne che racconta la propria vita mentre stanno realizzando una trapunta per il matrimonio di una ragazza.
É una forma d’arte in grado di trasmettere gioia e tranquillità, aiutandoti a scaricare la tensione provocata da qualche evento inatteso durante la giornata. Ammetto che è un commento molto personale ma posso garantire che l’effetto è questo appena descritto.
Inoltre il patchwork  da la possibilità di realizzare totalmente un “Qualche cosa” di tuo, dalla progettazione al prodotto fatto e finito, dandoti alla fine una soddisfazione unica.
Il mio primo incontro con questa meravigliosa arte è avvenuto sin dai fantastici giorni della mia infanzia, dove la folgorazione mi ha colpita e mi ha portato a intraprendere un fantastico percorso all’insegna della stoffa, del ricamo, ma anche dello studio del bello e delle sue molteplici applicazioni. Inoltre il patchwork ha saputo “coccolarmi” e farmi vivere costantemente la voglia di realizzare progetti unici e nello stesso tempo pieni di sentimenti.

Pensate che il tutto è nato da un regalo, un bellissimo libro di punto croce, scritto da Melinda Coss, un vero capolavoro, tutto ciò avveniva il giorno del mio 13° compleanno.
E come detto, da quel momento tutto ebbe inizio, cominciai ad appassionarmi alla materia, a ricercare corsi, studiare le varie tecniche e leggere i testi più importanti, imparando a conoscere così i vari tipi di stoffa e le sue numerose utilità.
La mia prima creazione? Un cuscino, realizzato con le stoffe di Laura Ashley, importante brand inglese, ma soprattutto creata grazie all’aiuto della mia prima insegnate, la classica ”sartina” di paese, amica di mia mamma, che con tanta passione e soprattutto molta pazienza mi ha svelato “quasi” tutti i trucchi del mestiere.
Ma diamo una sbirciatina a questa stanza…
Questa è una delle ultime coperte che ho realizzato. Fa parte di un progetto che ho seguito chiamato “Mistery Quilt” e organizzato dalla mia cara amica Laura Mori  proprietaria di uno dei più importanti negozi di patchwork presenti a  Milano.
Il soggetto presente nell’immagine è quello che viene chiamato SAMPLER, di solito sono molto più semplici e formati da poche piastrelle, per esempio nove, ma questo in particolare è formato da 100 quadrati ciascuno, realizzato con tecnica in geometrico o in appliqué. Le figure sono 25 e ciascuna ripetuta 4 volte ma con stoffe diverse.
Laura ne pubblicava una alla settimana, ogni sabato sera e a seconda della grandezza che desideravi raggiungere era da ripetere una due o 4 volte.

foto 1

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Spero di aver fatto un’introduzione abbastanza chiara. Se avete voglia di saperne di più scrivetemi e sarò lieta di rispondere a tutte le vostre domande nei commenti!

Elisa